Rocchetta Mattei, Hopper e Street Art

A Bologna ci sono affezionata: c’avevo il fidanzatino capellone il primo anno di università e poi ci sono tornata più volte per la Bologna Children’s Book Fair.
E quindi, eccomi qui, per l’ennesima volta nella bella città della mortazza.

Prima di arrivare a Bologna però mi sono allungata un attimo fino a Grizzana Morandi, paesino sugli Appennini che ospita l’incredibile Rocchetta Mattei.

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Riaperta nel 2015, la Rocchetta, costruita sui resti di un castello di Matilde di Canossa,  è stata voluta dal Conte Mattei intorno al 1860: 140 stanze d’ispirazioni moresche e neoclassiche, ricche di simboli e storie.
Il Conte Mattei, uno dei fondatori della Cassa di Risparmio di Bologna, provato dalla morte della madre, decise di dedicarsi alla medicina, studiando dannatamente e dando vita alla elettromeopatia: leggetene un po’, è entusiasmante! Ebbe un successo pazzesco e pare che ancora oggi in Pakistan e in India sia in uso!

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In quella Rocchetta e nei villini circostanti, il Conte Mattei curava gratuitamente i pazienti  e creava i suoi fluidi elettromeopatici; siccome ‘sto Conte  aveva un sacco di soldini ma era un po’ tirchiazzo,  la Rocchetta ha un sacco di soluzioni low cost geniali per il tempo! Pensate che sia un soffitto in marmi e soffitti intagliati? Sbagliato! Si tratta di gesso colorato e  tele dipinte!

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Un bel soffitto in legno? E no, è di carta!

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Vi consiglio la visita guidata, prenotabile qui.

Direzione Bologna, Residenza Bianconcini. Ci accoglie la bella Valentina in questo palazzo storico in via delle Belle Arti.

Un b&b silenzioso, accogliente, con un’ottima colazione e buoni libri a disposizione.

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Un giro nell’ex Ghetto, qualche collage vintage acquistato da Maria Grazia Preda, un gelato gusto Signore degli Anelli e  Che fatica farlo da Gianni e via a nanna che bisogna svegliarsi presto!

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Colazione abbondante, un caffè da Opera, Caffè e Tulipani a guardare e ascoltare il canale e poi in coda a Palazzo Fava per la mia terza mostra di Edward Hopper.

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Hopper lo amo da sempre: il suo modo di rappresentare la luce, la donna, gli scorci, gli interni ed un’America meno chiassosa, più intima e ricca di dettagli.

Quella di Bologna è una mostra molto interessante: il percorso è cronologico e tematico e racconta soprattutto la storia di Hopper, il come è arrivato ad essere quello che noi tutti conosciamo. Non ci sono i suoi masterpieces, a esclusione di Soir Bleu e di Second Story Sunlight ma vale comunque la pena vederla: ci sono degli schizzi preparatori splendidi e delle acquaforti che non conoscevo.

soir bleu

second story sunlight

Pane e mortazza, lambrusco e degustazione di parmigiano reggiano alla Salumeria Simoni e via mezza sbronza, unta e satolla verso Palazzo Pepoli per la mostra Street Art.

Punto uno: Palazzo Pepoli è proprio figo.
Punto due: dopo questa mostra sono sempre più convinta che ci siano i pezzi da 90, Bansky, Blu, Os Gemeos, Ericailcane – pochi –  e gli  imbrattatori – troppi.
Se dietro c’è del talento, come in ogni campo, è apprezzabile, ma tutte le tag dei writer sui portoni appena ristrutturati e sui finestrini dei treni mi fanno solo girare i chitarrini.
C’è anche una proiezione di un video in cui un pezzo di deficiente imbratta un treno riprendendosi. Da prenderlo a mazzate sulle gengive.

 

Rientro a Milano con il sole e tanti bei ricordi in questo cassetto disordinato della mia memoria.

Per tante altre fotine, qui. E se volete info, scrivetemi: unavitaindisordine@gmail.com

 

 

 

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