Boccioni, Attali e Bici Bianchi

Oggi ho deciso di prepararmi  psicologicamente al pomeriggio IKEA con una immersione a Palazzo Reale dove sono in corso quattro mostre che ho da un po’ in calendario: Studio AzzurroIl simbolismo, Breve Storia del Futuro e Boccioni.
Ho iniziato dalle ultime due.
Devo dire che Boccioni, a parte un paio di tele mozzafiato, non mi ha sconfinferato il cuore: ho trovato il percorso un po’ noioso e alla fine il quadro che mi è piaciuto di più…era di Severini!

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La mostra Breve Storia del Futuro invece l’ho trovata entusiasmante: prende il nome da un libro di Jacques Attali che si interroga su conflitti globali, mutazioni genetiche, diseguaglianze sociali ed economiche e sfruttamento delle risorse naturali.
46 artisti internazionali esplorano questi temi e  nella mia consueta ignoranza  ho scoperto delle vere chicche come Al Farrow e le sue architetture fatte con armi e proiettili e le sculture che mescolano le culture di Tracey Snelling.

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Un pranzo tra le bici Bianchi  al cafè in Via Cavallotti (le polpette di seitan sono veleno ma me lo merito, non si ordinano certe cose! il salmone e la carne degli altri commensali erano invece buoni)…un buon compromesso per un pranzo in Duomo senza lasciare un rene.

Prima di atterrare all’inferno IKEA un’altra scoperta:  il gelato di Ciacco.
Non sapevo esistesse già da un paio d’anni questa gelateria in Via Spadotti: se siete dalle parti del centro fateci un salto, super merita!

Cosa porto a casa da questa giornata? Questo scritto di Attali.

“Non sono ottimista né pessimista. L’ottimismo e il pessimismo sono atteggiamenti da spettatore. Se sei uno spettatore di una partita di calcio puoi essere ottimista o pessimista. Se sei un giocatore no. Il solo porsi questa domanda dimostra che crediamo di non avere alcuna influenza sulla realtà. E quando ci troviamo nella posizione di non avere alcuna influenza sulla realtà, allora è meglio essere pessimisti. La sola cosa che possiamo fare è agire sulla base della previsione peggiore. Prendiamo l’esempio degli ebrei tedeschi nel 1933: solo i pessimisti sopravvissero. Perché? Perché immaginarono il peggior scenario possibile. Non avendo modo di intervenire sulla realtà, la loro unica possibilità era la fuga. Nei casi in cui non abbiamo influenza sul mondo, dobbiamo essere pessimisti. In caso contrario, non dobbiamo essere né ottimisti né pessimisti dobbiamo semplicemente agire”.

Pessimista non lo sarò mai. Vado ad agire.

 

 

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