Patrimonio librario in costruzione

Se un giorno mai dovessi avere un bambinetto, il povero malcapitato talebanisticamente non verrà a conoscenza degli oggetti televisione, cellulare, tablet, videogames prima dei 6 anni di età (mi sembra un compromesso ragionevole, suvvia) e sarà dotato di una libreria d’eccezione che sto costruendo da anni.

(Nel caso in cui le cliniche svizzere o le mie ovaie chiudessero, nomino qui ufficialmente mia nipote Sveva ereditiera del mio patrimonio librario).

“Mamma, posso andare da amichetto a giocare con wi”?
“No ammamma, dobbiamo fare un bellissimo dipinto usando mani e piedi”

“Mamma, posso andare all’autoscontro?”
“No ammmamma, abbiamo scuola di teatro stamattina”

Già lo vedo, il mio piccolo disadattato con le scarpine occhio di bue con occhiali miopia spinta ad anni 4.

d1b8a7a82526e5f381f239d5c3bec02b

Mi sono distratta. Dicevo, i libri.

Tolti gli illustrati collezionati solo per compiacere me medesima (vedi stipendi regalati a Orecchio Acerbo e Logos) e tutti i classiconi d’obbligo, metterò su per bambinetto ipotetico del futuro la mensoletta di Roald Dahl sotto la quale ci sarà quella di Gianni Rodari: Le favole al telefono, Gip nel televisore, Il libro degli errori…

Ce ne è uno in particolare del mio maestro della fantasia che mi sta tanto a cuore: Il libro dei perchè.

Rodari dedicò alle domande che i bambini gli inviavano a metà degli anni ’50 una rubrica su “L’Unità” dando dignità a tutti i quesiti, non affatto banali, posti praticamente dai nostri genitori…

Perché i pesci non annegano? Perché i grandi hanno sempre ragione? Perché si mangia? Perché il mio papà non vince mai al totocalcio?

Sono un po’ le domande che mi faccio io tutt’ora se dobbiamo essere onesti.

Ce ne è una in particolare che mi aveva colpita quando qualche anno fa prendevo per la prima volta in mano questo libretto.

Oggi mi è ricapitata nuovamente davanti agli occhietti, oggi che è una giornata con qualche fittarella tra lo sterno e la tetta sinistra, e l’ho riletta un paio di volte.

Vorrei sapere in che consiste la felicità e se si può essere felici tutta la vita.

Per essere sicuro di non sbagliare a rispondere, sono andato a cercare un grosso vocabolario la parola “felicità” ed ho trovato che significa “essere pienamente contenti, per sempre o per un lungo tempo”. Ma come si fa ad essere “pienamente contenti”, con tutte le cose brutte che ci sono al mondo, e con tutti gli errori che facciamo anche noi, ogni giorno dell’anno? Ho chiuso il vocabolario e …. [ho] deciso di non dargli retta. La felicità dev’essere per forza qualche altra cosa, una cosa che non ci costringa ad essere sempre allegri e soddisfatti (e un po’ stupidi) come una gallina che si è riempita il gozzo. Forse la felicità sta nel fare le cose che possono arricchire la vita di tutti gli uomini; nell’essere in armonia con coloro che vogliono e fanno le cose giuste e necessarie. E allora la felicità non è semplice e facile come una canzonetta: è una lotta. Non la si impara dai libri, ma dalla vita, e non tutti vi riescono: quelli che non si stancano mai di cercare e di lottare e di fare, vi riescono, e credo che possano essere felici per tutta la vita.

Poco meno di un mese fa ho regalato una copia di questo libro a una persona speciale, facendo una orecchietta proprio su questa pagina. Augurandole di trovare ogni giorno la forza di cercare, di lottare e di fare. Per essere felice per tutta una vita.

Indipendentemente dalla stella sotto cui nasciamo, la felicità troppo spesso è responsabilità nostra. Questo insegnerei al piccolo bambinetto malcapitato circondato da libri e tele.

E tu, caro Rodari, se fossi ancora qui ti chiederei Perchè anche le donne hanno i peli, Perchè la frittura è così buona e Perchè gli uomini preferiscono i soprammobili.

Se mi ascolti da lassù, mandami una filastrocca.

(io nel frattempo mi compro questo che mi manca, ciao)

Advertisements

4 thoughts on “Patrimonio librario in costruzione

  1. Gianni Rodari, Richard Scarry, i Peanuts, tutti i libri illustrati e i fumetti sono un ricordo bellissimo della mia infanzia, un rito della buona notte. Leggere prima dei 6 anni però non so se sia il caso.. il figlio di un’amica leggeva a 3 ed è un gran rompic……i.
    Se intendevi leggere tu al tuo futuro erede di libri, quello sì sarà davvero un regalo, un’abitudine che è meglio prendere da piccoli, poi farà da solo.
    E daglielo il tablet, poverino, male non gli farà. 😉

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s