International Master in Making Mistakes

Poco più di un anno fa ho deciso di fare un salto con il paracadute e di licenziarmi da una multinazionale dove avevo un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio niente male in cambio di un bel po’ di soldini (chiamasi mobilità volontaria): pensavo che a quasi 29 anni investire buona parte di quel gruzzoletto in formazione potesse essere la scelta più auspicabile per il mio futuro.

E quindi dopo uno scouting attento dell’offerta formativa esistente, bilanciando costi, opportunità e settori di specializzazione, arrivo a pensare che, cappero, sarebbe proprio una furbata acquisire conoscenze e competenze nel settore del lusso: un mercato che vale 223 miliardi di euro.

E poi i veri ricchi so’ sempre più ricchi e l’Italia, e già, l’Italia con le sue eccellenze…si, io ci credo.

(E se leggete l’ultimo consensus Altagamma dovrei aver centrato in pieno…)

Individuo dunque la prima edizione di questo master, metà in Francia alla Neoma Business School, a Reims – tra milioni di bottiglie di champagne – e metà a Milano al MIP, Business School del Politecnico di Milano, i cui programmi sono menzionati tra gli 80 migliori piani di formazione al mondo secondo il Financial Times.

Il master inoltre è in partnership con Gucci: bè, dai, le premesse ci sono tutte.

Faccio application, supero i test di ammissione e via: a settembre parto verso il mio pied-à-terre di 18m² nel centro di Reims con 14.500 euro in meno sul conto in banca: già, perché io questo master l’ho pagato tutto in anticipo.

Siamo tanti e da tutto il mondo: un paio di indiani, una manciata di cinesi, una iraniana, una greca, qualche povero italiano come me e poi tedesche, brasiliani, portoghesi.

Devo dire tutti mediamente brillanti e mediamente molto molto molto benestanti.

I mesi a Reims trascorrono freddi e faticosi: dopo aver visitato tutte le cantine esistenti e la famosa Cattedrale, finisco a pasteggiare con Veuve Cliquot da sola in casa: la città non offre molto, la gente è mediamente antipatica, i miei compagni mediamente troppo giovani e il master mediamente disorganizzato.

Ed io a gennaio – dopo essere stata anche aggredita e derubata sulle scale dell’Università- non vedo l’ora di tornare in Italia con la faccia ricoperta da brufoli e il sedere ripieno di burro da appoggiare, finalmente, su un bidet.

 

facebook_1413991805425(questo è ciò che ho dovuto creare per sopravvivere)

La situazione a Milano migliora: i professori del MIP sono di un’altra pasta, i contenuti davvero interessanti, l’organizzazione efficiente, le visite aziendali utili. E poi lo sapete, io Milano la amo.

E poi delle splendide testimonianze aziendali, una bella gita negli HQ di Scandicci, un business case (ah, sono stata la migliore!) e al Gucci Museo, un “attento screening” del CV e un lefaremosapere da parte di Gucci.

(aggiornamento dell’11/11/2014: Un feedback da Gucci finalmente l’ho ricevuto! Evvai! Il mio profilo non va bene per nessuna delle posizioni per cui ho fatto application. Pero’ mi chiedono gentilmente di cancellare questo articolo! Che carini!)

Il master è giunto al termine e a fine ottobre ho discusso la tesi. Che avevo iniziato con entusiasmo e passione ma che ho concluso con un po’ di mestizia.

Avrò mandato – e non scherzo – più di 2000 curricula. Senza alcun supporto da parte dei Career Services delle due Business Schools.

Ho una laurea – triennale e specialistica – in Bocconi.

Ho lavorato in grandi aziende. Dalle quali sono sempre andata via io: posso dire con fierezza di non essere mai stata lasciata a casa da nessuno.

Parlo 3 lingue, azzardo 4.

E un “International Master Degree in Luxury Management”.

Ma sento un coro nell’aria che sussurra:

 

nn me ne frega un zo

Un lavoro alla fine, grazie a me, a me e sempre a me, l’ho trovato: è però a tempo determinato e con il lusso non ha nulla a che fare. E il mio stipendio è esattamente identico a quello che trovavo a fine mese sul conto in banca prima del master. E ora me lo tengo stretto, stretto e stretto.

Non sono mai stata una carrierista e non ho mai messo il lavoro davanti al resto ma questa volta mi aspettavo davvero di fare un passo in avanti.

E non me la prendo nè con Reims, nè con il MIP, nè con Gucci, nè con le aziende che si permettono di proporre a una trentenne uno stage con rimborso spese.

Me la prendo con me stessa, che dovrei avere il coraggio e la voglia di andare via di nuovo dall’Italia, lontano dalla mia famiglia e dai miei affetti e dalla città in cui sto bene per poter trovare il lavoro che credo di meritare e portare a casa uno stipendio in linea con la mia formazione, la mia esperienza lavorativa e le mie capacità.

E ad oggi quello che posso fare è solo dare un consiglio a chiunque ipotizzasse di investire in formazione: se avete un lavoro in Italia, tenetevelo.
Se volete fare un master, fate un MBA.

All’estero.
Ma lavorate soprattutto sulle cose più importanti: il network di contatti utili e la faccia di culo.

Magari imparate il russo, l’arabo o il cinese.

Ma prima di tutto la faccia di culo, do not forget it.

 

 

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16 thoughts on “International Master in Making Mistakes

  1. Sono caduto sul tuo blog per puro caso (come credo capiti nel 98% dei casi su internet…). Ho letto con attenzione tutta la vicenda del master e penso che oltre alla grande energia che profondi in ogni tua attività, potresti spendere un po’ di tempo in un’attività molto proficua: ascoltare qualcuno che ti dia qualche dritta…un abbraccio

  2. Mai pensato di scrivere un libro? La penna la sai far scorrere bene e di cose da dire ne avresti …
    Leggerti è sempre uno spasso … e su tante cose mi ritrovo coi tuoi pensieri …
    Buon sorriso … e dito puntato sempre verso l’alto …

  3. Vendere formazione è un tentativo di vendere qualcosa per far guadagnare qualcuno (scuole, università ecc.). Vedo spesso che la formazione non ti garantisce un lavoro, e se lo trovi spesso non è pagato adeguatamente. E chi ti seleziona non è nemmeno all’altezza del compito.
    Parteggio anch’io per la faccia da culo.
    E sono sempre e comunque ottimista

  4. Brava! Come comunicatrice, davvero niente male: sostanza espressa, diretta, immediata, efficace. Una fotografia che dice tutto per immagine, senza bisogno di parole in didascalia. Ti ho trovato nel marasma di avvisi e segnalazioni di LinkedIn e per un’altra (però rara, eh!) volta confermo che vale la pena continuare a leggerli. Che dire di più? Un grandissimo in bocca al lupo! Ce la farai! E, comunque, grazie, è stato un piacere leggerti.
    Monica

  5. È triste constatare che in questo paese non si vuole capire mai e continuare con le solite dinamiche che porteranno al nulla.
    Tu sei una ragazza molto sveglia e di quasi tempi non è poco, conserva la tua arguzia e capacità di osservare il mondo.

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