Risalgo sulla barca capovolta

Fare colloqui, scrivere la tesi, cercare una casa, guardare disarmata lampi a ciel sereno, combattere cistiti disarmanti, ritrovarsi presenze negative intorno.

E non smettere mai di essere sul pezzo, di sorridere, di aprire il cuore, di fare sempre un passo in più.

 

E trovare un lavoretto, essere a buon punto con la tesi, traslocare, guardare di nuovo l’azzurro nel cielo, trovare sollievo nella pancia, eliminare le presenze negative.

E rendersi conto di aver sbagliato ancora nell’aver aperto il cuore, di aver fatto quel passo in più.

 

Tutto in un mese.

 

Non ho motivi per essere infelice ma sono incredibilmente stanca.

A tal punto di non avere la forza di gioire per quei pezzi che iniziano ad andare a posto.
Per quel poco di ordine che inizia a farsi nella mia vita.

Che sarebbe bello un giorno svegliarsi e avere accanto una persona che ti dica “oggi non pensare a nulla, ci sono io”. Un giorno solo.

Una persona di cui fidarsi.

Tipo a cui abbandonarsi senza resistenze.

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Le mie energie sono finite e il mio cuore è accartocciato.

 

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Ma ho un divano davanti ad una finestra che si apre su un terrazzino pieno di luce e di cielo.
E che non vedo l’ora di riempire di piante, di fiori e di luci manco la festa di San Rocco.

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Risalgo sulla barca capovolta e remo ancora.

Resilienza è la parola di questo agosto che sta per cominciare.
E in cui voglio curare solo la mia famiglia, il mio cane, le amiche belle e i miei occhi gonfi.

Questa volta porto con me solo poche cose, pochi volti, poche parole.

 

Conosco un posto nel mio cuore

dove tira sempre il vento.

Vado lì.

 

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6 thoughts on “Risalgo sulla barca capovolta

  1. “Che sarebbe bello un giorno svegliarsi e avere accanto una persona che ti dica “oggi non pensare a nulla, ci sono io”. Un giorno solo. Una persona di cui fidarsi. Tipo a cui abbandonarsi senza resistenze.”
    Esattamente … esattamente …

  2. Broken legs, still I stand
    Hoping this is what makes a man, I believe it
    Scratch my back and leave a mark
    This pain will be sweet once we’re far apart and I’ll drink it
    […]
    I’m waiting for my wave again to wash away the pain

    Leggendo il tuo post mi è venuta in mente questa canzone, che sa di mare, di spiaggia e di risalite. Viaggia sempre con il cuore aperto, un cuore chiuso porta sempre su strade note.

    E quando si sa la strada non si impara nulla.

    Uffa.

    A volte mi piacerebbe che ci fosse un altro modo! 🙂

  3. Ogni tanto faccio un giro tra le tue pagine e con mia sorpresa, tra le tue righe, trovo riflessi alcuni miei pensieri … e poi di nuovi se ne aggiungono.
    Penso che vi sia una stanchezza, quella stanchezza che affatica l’anima, cui nom si fa mai l’abitudine … ma che forse serve a soportare un pò meglio il dolore … quel dolore che a volte fa da eco alla mancanza … e ogni volta si deve risalire sulla barca … rovesciata … svuotata … e … buttata a mare l’amarezza … riprendere a remare … soli … verso dove ?
    Grazie per questi tuoi pensieri …

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