Voglio un figlio cestista

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Venerdì sono stata alla finale dei playoff di Serie A: Olimpia Milano – MensSana Siena.

Una serata incredibile al Forum di Assago.

Tutto esaurito, migliaia di magliette rosse, pancioni, neonati con le cuffie isolanti, nanetti con canotte fino alle ginocchia, signore anziane, tipi da curva, uomini in giacca e cravatta, uomini in mocassini con gommini e uomini in Vans.

Due minchia di pseudo veline con tacco 17 in prima fila stonavano con tutto il resto ma facevano folklore.

Giorgio (sì, Armani) immobile per tutta la partita, fino alla vittoria della sua squadra e all’invasione di campo.

Poi anche il suo aplomb ha ceduto, è salito in piedi su un tavolo e si è spiaccicato tra i manzoni sudati.

Vabbè mi sa che non gli è dispiaciuto.

 

Detto questo, ecco, anche se a me il basket è sempre piaciuto, è poco più di annetto che lo seguo con più passione.

Un po’ perché negli ultimi tempi gravitano nella mia vita uomini con passato da cestisti PRO e che ora al massimo tirano le palline di carta nel cestino.

Un po’ perché ho scoperto che tipo voglio sposare Alessandro Gentile e che mi farei lanciare da lui come una palla da basket.

 

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Detto ciò, DONNE, se non avete mai visto una partita di basket, dovete farlo.

E’ uno sport dinamico, divertente, spettacolare, emozionante, veloce.

Con un tifo bello e pulito.

Una partita di basket è tutta col fiato sospeso.

E’ tutta energia, mai un momento morto.

Capito che non esiste il 0-0? Eccezionale.

 

Potete smetterla di cercare di capire il fuorigioco e vedrete, in un paio di partite vi saranno chiari 1 punto, 2 punti, 3 punti e playmaker e ala grande.

 

E ve lo assicuro, questi marcantoni di 2 metri fanno delle cose magnifiche.

Altro che quei quattro modelli moda mare Fragagnano dei calciatori.

 

Quindi, sparatevi due regole e andiamo a farci l’abbonamento per la stagione 2014/2015.

 

 

 

 

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One thought on “Voglio un figlio cestista

  1. Io ti capisco. Capisco il cuore che si ferma ogni volta che l’azione riparte e capisco l’adrenalina di quei 24 secondi che o sfuggono troppo veloci o sembrano non passare mai. Capisco cosa voglia dire non riuscire a stare seduta sulla sedia e a non avere più voce il giorno dopo.
    Sarebbe bello che l’olimpia avesse un tifo forte e continuo sempre non solo quando si realizza un sogno.

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