In ostaggio di un tatuaggio

Ci sono quelli che si tatuano per levarse lo sfizio: il cuoricino, la farfalla, la piuma, il delfino e l’infinito. L’importante è che non sia assolutamente visibile da un occhio umano ma solo da un microscopio elettronico a scansione.

 

Ci sono quelli che si tatuano perché fa sempre un po’ tendenza: e quindi il 2012 era l’anno del teschio, il 2013 l’anno delle rondini, il 2014 l’anno dell’ancora sotto l’occhio. E io sto aspettando l’anno delle orecchiette con le cime di rape.

 

Ci sono quelli che si tatuano perché è subito commemorazione: la data di nascita della figlia, la data di morte della nonna, la data delle prime mestruazioni della nipote, la data del primo kebab, la data dell’ultimo limone duro.

 

E poi ci sono quelli che si tatuano perché è malattia.

Ecco, io rientro nell’ultima categoria.

Io i tatuaggi li amo.

E amo i corpi tatuati.

Mi piace sempre provare a immaginare le storie che ci sono dietro quei simboli.

Mi soffermo sempre a pensare ai racconti che possano esserci dietro quei disegni.

Che non necessariamente devono avere questo diamine di “significato profondo”.

Un tatuaggio per me può nascondere anche solo una favola, un’emozione, un pensiero, un attimo.

O essere una decorazione puntoebbasta.

Per esaltare una parte del corpo di cui andiamo fieri. O forse per nasconderla.

 

Ho cominciato a 17 anni con un orrore dietro la spalla: un minuscolo tribalino.

Che in realtà era la S di Simone, il mio fidanzatino di quei tempi.

Simone, io ti voglio anche bene ma io credo sia arrivato il momento di coprirlo con qualcosa di più decoroso.

 

Poi ho continuato con una G sul polso, e quella sì, è l’iniziale della mia migliore amica.

 

Poi abbiamo aggiunto un contrabbasso che è stato successivamente accompagnato da uno spartito e una canzone di Edith Piaf.

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E poi un cupcake, dolce e colorato, come Mimì.

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Un quadrifoglio colorato.

 

Una scritta sul costato. Per ricordarmi ogni giorno gli errori da non ripetere.

 

Un fiocco. E quello che significa? Niente brutto idiota, cosa vuoi che significhi un fiocco sopra il sedere?

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Poi una marinaretta languida che aspetta, che mi faceva tanto pensare a me, che non mollo mai.

E a Nonno Marcello che ha passato una vita per mare. E che sul braccio aveva un grande veliero tatuato.

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Poi un Walter White, ché per me Breaking Bad è stata un’altra malattia.

 

E poi una mongolfiera, forse troppo spaziosa.

Ché mi ci sento tanto io una mongolfiera.

Con un elefantino appeso che magari mi dà un po’ di saggezza.

Ché la forza, quella c’è già.

 

Mamma, perdonami.

Io sto pensando già al prossimo tatuaggio.

 

(Ah, le foto le ha fatte quel fico di Ale.

Gli altri “suoi” tatuati sono qui.

E i tatuaggi, quelli sono di quell’altro fico di Max Tattoo)

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3 thoughts on “In ostaggio di un tatuaggio

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