Corsa, Cozze e 883

Apro gli occhi, infilo i leggins (di Mirta, che me sento un cotechino), le scarpe da tennis, prendo il telefono, e cerco su Spotify na cosetta che mi fa pensare a na cosetta bella.

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E inizio a correre.

Per tutto il lungomare.

Arrivo fino in fondo, fino al Monumento al Marinaio.

E sto per tornare indietro.

E poi vedo il Ponte Girevole. E mi viene voglia di addentrarmi nella Città Vecchia.

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Decelero, inizio a camminare, a guardare o forse, per la prima volta, a vedere.

Il mare, il cielo, i palazzi, le mani, le facce, le cozze, le barche.

Un concentrato di bellezza inespressa e abbandonata.
Sono felice, cammino curiosa e sola come se fossi in un posto che non mi appartiene.

E mi rendo conto di quanto poco so del posto in cui sono nata e quanto vorrei scoprire.

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Percorro tutto il perimetro dell’isola.

Ed è il 25 aprile ma l’ “acconciatore” lavora. E dal suo negozio poesia esplode “La regola dell’amico” a palla.

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E nel frattempo è uscito il sole.

Ed è il momento di una foto in posa davanti al Castello.

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E di un giro sulle giostrine, ‘ché non c’è solo l’iPad per i bambini 2.0

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Ed anche se alzo gli occhi e quel mostro dell’Ilva rovina tutto.

Ed anche se vedo le mamme con i tacchi 34 che parcheggiano in doppia fila davanti alla scuola dei bambini con una sfilza di posti vuoti sull’altro lato della strada.

Ed anche se ci sono ancora i cassonetti, perché qui si butta la bottiglia di vetro insieme al cartone della pizza insieme alla buccia delle patate.

Anche se ci sono cacche sui marciapiedi, tante cacche sui marciapiedi.

Anche se ci sono costellazioni di buche per terra, no, volevo dire precipizi, non buche.

Anche se ci sono negozi con camerini fetidi (se i camerini li trovi aperti).

Anche se i negozi aprono dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.

Anche se nei negozi le commesse sembra ti stiano facendo un favore.

Anche se mi incazzo dal primo momento in cui arrivo a Taranto fino a quando non riprendo l’aereo per tornare a Milano per tutto ciò che vedo e che non cambia mai.

Io questa città sfortunata la amo alla follia.

À bientôt.

 

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PS. E’ quasi un mese che “corro”.  “Vedrai non potrai più farne a meno”. Mah. Io stamattina sto tanto bene sul divano.

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