Valigia vuota, valigia piena

Dodici anni che vivo lontana da casa.

Dodici anni che troppe poche volte all’anno preparo la valigia e ripeto gli stessi rituali per tornare in Puglia.

Una valigia grande, vuota.

Perché tanto uso i vestiti di mamma. E ormai anche di Mirta.

E poi magari compro qualcosa, ché vivo a Milano ma lo shopping lo faccio a Taranto.

E poi lascio lo spazio per i pacchi di taralli per il ritorno.

Però magari ci metto quelle due camicie pulite che sono da stirare.

E lascio a Milano l’orologio, la frenesia, le bollette da pagare ché poi si pensa quando torno,

 

Il taxi per Linate se sono fortunata, il treno per Malpensa se lo sono meno, la navetta segnodellacroce per Orio se si è abbattuta la sciagura su di me.

(un minuto di silenzio per i colli spezzati che ho lasciato durante l’università sui Bus Marino e le nottate a rischio scabbia nelle cuccette del regionale per Reggio).

 

Aereoporto: volo per Bari. Dozzine di trolley Vuitton e Hogan.

I litigi furibondi perché c’ero prima io in coda per l’imbarco (che poi spiegatemi sta cosa di mettersi in coda 30 min prima dell’imbarco con tanto di posto assegnato).

Un’ora sola di volo ma la gente tira fuori il panino.

L’applauso all’atterraggio.

Papà che mi aspetta fuori dall’aeroporto, in doppia fila.

L’autostrada.

 

L’Ilva e i guardrails rossi. L’amarezza, la rabbia, l’impotenza.

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3 – Ph. Emilio Cattolico 
© Tutti i diritti sono riservati/all rights are reserved

E dopo pochi istanti il Ponte di Pietra, le barche a vela, Piazza Fontana,  i volti della città vecchia. Da fotografare, sempre.

 

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E poi il sole riflesso su quel mare che, dite quello che volete, per me resta il più bello.

 

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Mia nonna che aspetta alla finestra.

Mia nonna che mi tocca i fianchi e mi dice “Madeu come stai sciupata alla nonna”. Mai che mi tocchi il sederone quella lì.

Mia nonna che mi dice “bè, e un bel fidanzato?”

Mia nonna che ogni volta è un po’ più bassa, un po’ più rugosa, un po’ più sorda. Ma che sa sempre di Acqua di Rose Roberts.

 

Woody che si fa pipì addosso.

 

Tornare ad essere figlia, un po’ strafottente, e lasciare i vestiti sporchi in giro tanto passa mamma a raccattare.

Il tempo che non basta mai per abbracciare tutti.

“Quando sei arrivata?” “Quando te ne vai” “Sei sempre a Milano?”

Un copione che ormai mi fa simpatia e tenerezza.

 

Parmigiane, paste al forno, cozze, cozze, cozze.

Che saranno piene di diossina ma niente, sono le più buone.

Dormire abbracciata a mia sorella. Nel lettone.

 

Tornare con la valigia grande, piena.

Di cibo, di emozioni, di sorrisi, di sale, di sole.

E due magliette di Mirta ché “non le uso più, sono antiche, le vuoi?”.

 

Con qualche chilo in più e qualche ansia in meno.

In attesa del successivo identico meraviglioso ritorno.

A casa.

Ché anche se viviamo lontani da decine d’anni, casa è sempre quella lì.

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4 thoughts on “Valigia vuota, valigia piena

  1. bellissimo e vero…io sono fuori catania da 15 (troppo lunghi) anni, amo anche Milano. Ma casa…no casa è uguale per me: è all’ombra del vulcano! (ho ancora la residenza lì infatti). ❤

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