Per un pugno di limoni


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Un tempo non troppo lontano ricordo che andavi a ballare con le amiche, puntavi uno, lui ti guardava, veniva lì, due chiacchiere, un beviqualcosa, due danze e tac, limone.

Tempo stimato dall’ingresso nel locale: max 1.40h

Adesso, ecco, non che io sia una che gira per discoteche tutta settimana o che vada in giro a cercare qualcuno da spiaccicare al muro ma, ecco, anche volendo passare una serata in frivolezza, qua i limoni sono diventati una rarità.

Innanzitutto in qualsiasi locale tu metta il naso devi passare il tempo a individuare quel 1% di esseri eterosessuali in circolazione.

Che mica è semplice perché, di fatto, a prima occhiata, sembrano TUTTI gay.

Quindi partiamo con “Clì, quello?” “No, Cla è gay”.

Quindi takeaway point: portarsi un amico gay velocizza il processo.

Così si fissa il manzo in oggetto in contemporanea e si capisce subito qual è lo sguardo corrisposto.

 

Una volta che hai individuato quei 4 etero rimasti parte la prova ascella: basta una piroetta per capire cipolla sì/cipolla no.

 

Passano la prova in 3 solitamente.

Uno è là nell’angolo con gli amici. E ti guarda. E ti guarda. E ti guarda. E ti guarda.

E nun s’avvicina manco se gli mandi il piccione viaggiatore, il messaggio nella bottiglia, una raccomandata con ricevuta di ritorno e se gli fai ciao ciao con la manina.
Che ogni tanto, ti viene pure il dubbio ma forse non sta guardando me.

E invece ti guardi alle spalle e sei praticamente nell’angolo attaccata al muro e c’hai Pippo Franco a sinistra e Sandra Milo a destra, quindi, forse sì, sta guardando me.

E dunque? Grandi sorrisoni. Fine.
Ancora 2 disponibili.

Il penultimo manzo si avvicina brillante.

Tempo 1 nanosecondo ti attacca il suo bacino al tuo lombare per farte sentì la presenza, ti fa girare e ti guarda manco Raffaele Sollecito e cioè, va bene il limone ma non è che dobbiamo girare un film porno e/o finire al TG5.

E poi arriva l’ultimo.

La tragedia vera.

Si avvicina morbido, sguardo giusto, odore giusto, approccio giusto.

E poi, mentre sotto passano i Disclosure, lui ti prende e ti fa fare un sombrero doble e un enchufle.

Perché lui è un ballerino di salsa.

Tutto, ma il passo di salsa in discoteca no.

 

A casa senza limone.

Mainaggioa.

 

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2 thoughts on “Per un pugno di limoni

  1. Sei molto divertente. E mi piace un sacco la tua scrittura. Manzo però, che brutta parola… hai mai pensato che il manzo che ti fissa sorridendo dall’altra parte del locale faccia parte del 5% di sani (vedi ricerca antropologica)? In quel caso è molto probabile che non sia un assatanato alla ricerca della prima “manza” che lo guarda interessata in una discoteca. Per cui magari ti guarda, pensa pure “carina quella”, però nel tuo sguardo legge la didascalia “manzo”, in neon lampeggiante rosso, e magari non gli piace per un accidente. Magari già si immagina catalogato in una delle decine di categorie di “manzi” che tu racconterai al tuo entourage femminile, e solo il pensiero gli fa venire l’orticaria. Essere “manzo” non è esattamente la sua aspirazione. Per cui ti guarda, gli piaci pure, ma gli basta così. Preferisce l’idea di tornare a casa con i suoi quattro amici raccontandosi le solite cazzate, entrare da solo nel suo soggiorno, sedersi sul suo comodissimo divano, da solo, versarsi un bicchiere del suo rum preferito, prima di sprofondare sereno nei suo sogni preferiti. Da solo. Magari dovresti provare a cambiare cluster: esci da quel 95% di trentenni milanesi (e per milanesi intendo ovviamente le milanesi di tutte le provenienze) che si sentono un personaggio di sex and the city, e prova a passare nel 5% di sane disponibili (non posso citare fonti scientificamente attendibili per questa classificazione antropologica della popolazione femminile, se non una mia personale valutazione). Secondo me così è più facile che incappi in qualche uomo interessante, anziché nei manzi. Però forse sei più divertente così.

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