Oktagon, Plastic e Munari: the perfect disorder

Visto che tra tre giorni ho un esame del master, venerdì ho detto “questo week end non faccio niente. In casa a studiare”.

Il fioretto è durato fino a sabato pomeriggio quando vuoi mica dire di no ad un invito di una donna che ti porta a bordo ring a vedere l’Oktagon?

E’ una manifestazione che non delude mai: Forum di Assago strapieno, regia pazzesca, musica a palla, fumi, sfilata di moda coi lottatori. E’ una cafonata meravigliosamente fatta.

Superfluo dire che trattasi di un’occasione rara di people watching: manzi tatuati de periferia, profumi da uomo marchio LIDL a palla nell’aria che si confondono con l’odore dei pop corn, russe strizzate in abitini 100% acrilico, famiglie con neonati sotto il ring, signori distinti e persone per bene.

E io e Maddalena.

Guardo gli incontri di Thai e di Kickboxing con la bocca aperta come quando mi lobotomizzavo davanti a La Sirenetta Disney: sono affascinata dalla forza che si mischia all’agilità, alla velocità, ai riflessi.

E poi mi piacciono gli uomini che fanno sport da uomini, è risaputo.

Sei già in giro, cosa fai, torni a casa? Naaaa.

Io al Plastic mi diverto da matti. Mi isolo e ballo come se non ci fosse un domani. Quando parte Zum Zum Zum, quando arriva Caterina Caselli, quando tutti si sentono protagonisti de lavitadimerda di Levante, il momento limone su Ninna Nanna della Bertè.

E Violentami Violentami Miao sotto il palco.

Potrei andarci anche da sola in quel posto e fare le 6 del mattino.

houseofbordello

Arriva domenica mattina, apro gli occhi e trovo in cucina:

dei pantaloncini. Da thaiboxe.
un pantalone di pelle. Completamente strappato.
un pacchetto di Camel Blu. Vuoto.
una bottiglia di Amaro del Capo. Quasi vuota.
una confezione di biscotti. Pressoché vuota.
un paio di sandali. Oro.
una Reflex. Eccheffoto.

Bene, in quel momento ho capito che non sarebbe stata una giornata di allenamenti, squat e corse in Sempione.

Quindi ho deciso di superare l’hangover camminando.

Dopo aver attraversato Parco Sempione e aver rischiato lo shock anafilattico da allergia a TUTTO, ho dovuto affrontare in Duomo nell’ordine: peruviani col flauto di Pan, i mimi, Grande Puffo, i ballerini di salsa, hip hop e pizzica, milioni di corridori (che le maratone mai a farle  – che ne so – su un litorale romagnolo, sui colli in Toscana, NO, in città. Che è bello bloccare tutto), il carretto finto siciliano con la puzza di arancini marci fritti a febbraio, promoter di profumi, scaldabagni, e omini Unicef, Ail, Save the Children (che per carità, io so’ la prima a fare donazioni ma a) non vi mettete uno a 100 mt dall’altro b)“posso rubarle un minuto” è passato di moda nel 78).

Comunque dopo questo inferno finalmente giungo al Museo del Novecento.

E ora lo posso dire, sono stata davvero idiota a non esserci andata prima.

Pellizza, Modigliani, Boccioni, Balla, De Chirico, Marini, Carrà, Carla Accardi, Mario Merz, Piero Manzoni…

Estasi.

E poi fino al 7 settembre c’è Munari Politecnico, dedicata a quell’ indagatore inquieto nonché fico pazzesco di Bruno Munari.

Ah, prima di tornata a casa sono passata a salutare un amico all’Up Town Market, ho conosciuto la stupenda Madame Claus e il Dottor Pistone e comprato questo anello. Il cuore, il mio organo preferito.

 

cuore

E ho preso anche l’ultimo di Amélie Nothomb, che è na certezza.

amelie

Ecco, se sapete dove si trova il Pupazzo Gnappo fatemelo sapere che mi serve una controfigura da mandare all’esame.

 

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