Tra Regina Josè Galindo e A casa Eatery

Questo week end è venuta a trovarmi un’amica, una di quelle speciali.

Quelle con cui puoi fare di tutto, perchè qualunque attività si faccia è sempre ricca di sorrisi e occhi curiosi.

A Milano, si sa, l’effetto bulimia è sempre dietro l’angolo: c’è tanto, troppo da fare e si rischia di ingozzarsi.

Noi siamo abbastanza “piene” ma non abbiamo ancora bisogno della Citrosodina per digerire.

Ecco le nostre ultime 48h.

Venerdì pomeriggio un giro da Nonostante Marras, il concept store di quel fico di Antonio Marras. Ci sono i suoi abiti, inaccessibili e incantevoli. Ci sono libri, ma quelli belli, tipo Munari, tipo Ponzi, tipo cose di Corraini che piacciono a me. Ci sono i muri scrostati, vestiti che diventano lampadari, un giardino selvaggio e fuori dal tempo.

E poi c’è “Gli standard dell’amore”, la mostra di Filippo Timi che si è cimentato su tele raccontando prevalentemente di se’ e dei suoi affetti. Riuscendoci benissimo.

marras

Il tempo di una doccia e mettere su un abitino da gare e via verso A casa Eatery, ristorantino aperto da pochissimo in zona Ticinese che nasce con l’dea di “farti sentire a casa”. Obiettivo raggiunto.

Ambiente caldo, tavoli larghi e distanti, belle luci, belle stoviglie. Una grande libreria, oggetti splendidi da arredo, personale gentile e competente.

Cucina: 10+!

 

casa

Dopo un rosolio al primitivo, non vuoi fare un salto al Santa Tecla al #partyourSelfie? E poi via verso il Plastic, che passano gli anni ma resta sempre al primo posto tra lecosedafareaMilanodisabatosera. Quando parte Battisti, quando mettono su la Vanoni, quando arriva Zum Zum Zum di Mina…capisci che sei sempre nel posto giusto.

Lancette un’ora avanti. Tre ore di sonno.

Prima tappa della domenica mattina: Hangar Bicocca.

Al momento ci sono due mostre: Micol Assael (e potete passarvi attraverso molto velocemente) e poi la meraviglia di Cildo Meireles.

Suoni e spazi che spiazzano e affascinano. Divertente e in parte emozionante.

Bellissima l’installazione “Abajour”, una specie di lanterna cinese  che ruota mostrando  immagini di mare, gabbiani e un veliero messa in azione da un uomo che spinge una specie di timone.

La mia preferita insieme a “Marulho”: una rampa di legno su una distesa di pagine che riproducono il mare. Una sensazione di pace e serenità: voci diverse recitano la parola “acqua” in lingue diverse ma sembra di ascoltare il rumore delle onde.

 

cildo

Il languorino si fa sentire: un salto da Pavè, dove sono sempre gentili e sorridenti: un’insalata veloce con pomodorini secchi, crostini, cipolla, avocado e salsa di acciughe.

Il tempo in somma di fare mio un alito incredibile e assistere alla scena deprimente accanto al mio tavolo –  lui carino ben vestito legge il giornale e la sua fidanzata parla per 30 min al telefono con la brioche in bocca, struccata e sciatta e con 7 bracciali di Tiffany al polso.

pave

Mi riprendo dalla scena da brivido e via verso il PAC.

 

Ecco, diciamo che è stato un errore vedere “Estoy Viva” di Regina José Galindo con lo stomaco pieno perché si tratta di un vero pugno nella pancia.

La Galindo è stata premiata con il Leone D’Oro alla 51° Biennale di Venezia come miglior artista under 35 “per aver saputo dare vita ad un’azione coraggiosa contro il potere” (lei è partita indagando il microcosmo del suo Paese, il Guatemala, teatro di perenne instabilità e violenza).

La mostra è una collezione di foto e video drammatici e scomodi delle sue performances ed è divisa in cinque sezioni: Donna, Politica, Violenza, Organico e Morte.

Rannicchiata nuda sotto una campana di plexiglas, nascosta sotto un letto, appesa dentro una rete da pesca, spalmata di carbone o di fango.

Sospesa tra la vita e la morte.

E’ angoscia, è riflessione, è sofferenza.

 

“Soy una perra, una perra enferma: el mundo mordiò mi corazòn y me contagiò su rabia”.

 

regina

“Non importa quel che ti succede, quanto soffri o quanto dolore ti porta la vita: sei vivo e questo è sufficiente”.

 

Dopo una roba del genere hai solo bisogno di correre a mangiare un gelato liquirizia e limone e svaccarti a Parco Sempione a guardare i manzi che giocano a basket.

basket

Cuore e testa pieni in questo lunedì, carica per tutta la settimana.

 

Perché se mangi bene, balli, riempi la mente e il cuore d’arte e di amici, cosa ti manca?

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3 thoughts on “Tra Regina Josè Galindo e A casa Eatery

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