Sell yourself

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E’ dall’inizio dell’anno che mi imbatto in esemplari di essere umano del tipo “una vita in prima persona”, “autoreferenzialità a palla”, “io,io,io”.

L’aspetto incredibile è che 9 volte su 10 i suddetti esseri non possiedono né una particolare cultura, né spiccato umorismo, né interessi pazzeschi, titoli o risultati raggiunti nella propria vita  e si vendono manco Chef Tony, Wanna Marchi, Mastrota, Francesco Boni e Roberto Da Crema messi insieme.

In quattro minuti dalla prima stretta di mano ti hanno già stordita con una valanga di informazioni riguardanti il proprio incredibile salario, la propria posizione nella scala sociale, il figo/la topa con cui escono – che solitamente è anche un personaggio pseudo famoso – l’elenco dei viaggi fatti nell’ultimo anno e i problemi che attanagliano la loro esistenza.

Riescono a suscitare in te ammirazione, compassione, stima, intontimento ed esaltazione contemporanamente.

Dopo una serata con questi essere umani torni a casa che sei ubriaca anche se hai bevuto solo una centrifuga carota, arancia e sedano.

Quando l’effetto MDMA passa, inizi a razionalizzare che diamine, ma che figata essere venditori di se stessi: cioè questi sembrano tutti usciti dall’Executive Master in Sales della London Business School e tu (io) ci metti un anno per non vergognarti e tirare fuori uno straccio di blog perché ti vergogni e pensi che ciò che sei non sia mai abbastanza.

E pensare che poi qualcosa di ste persone la sai e 9 volte su 10 il salario che millantano è esattamente il quadruplo di quello reale, gli eventi di cui parlano sono quelli a cui qualche altro loro amico ha partecipato, il miliardario con cui escono è alto 1.45mt e ha la zeppola in bocca manco Muccino e Jovanotti prima della cura , l’ultimo viaggio fatto è sul Pollino e il problema terrificante della loro esistenza è la couperose sulle mani.

Però ci riescono.

Riescono a imbambolare tutti.

Ma anche fossero vere tutte le cose di cui parlano, ma qual è la soddisfazione che si trae dall’autocelebrazione?

Quanto è appagante l’urlare al mondo che sono una gnocca pazzesca?

E quanto è bello quando un complimento sincero e vero arriva inaspettato, senza dover sciorinare il proprio CV dalla nascita alla data odierna?

Sarà che quando ho preso 28 in Diritto Privato mio padre mi ha chiesto “perché non 30?”.

Sarà che quando da bambina nei camerini la mamma delle mia amichetta le gridava “seeeeei bellllisssssimaaaa” e la mia di mamma mi faceva notare che il mio sederone, ecco,non stava bene proprio con tutto.

Sarà che fare il gallo sulla monnezza non mi è mai piaciuto e cerco sempre di circondarmi di chi è più di me.

Fatto sta che ogni volta ste fattucchiere e sti stregoni mi lasciano sempre intontita e la verità è che vince chi si vende meglio.

E allora, leggete tutti Fabio Volo e parlate di Proust.

Magnate dai sushari all you can eat e dite che non potete fare a meno di Sadler.

Guardatevi Salvo Sottile e condividete status sul vostro film preferito di Truffaut.

Tristemente, spesso il successo è assicurato.

Io continuo a fare shopping con mia mamma.

Che ancora oggi non è che mi stia bene proprio tutto.

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6 thoughts on “Sell yourself

  1. …di gente molto brava a vendersi il mondo ne è pieno, forse a Milano abbiamo la fortuna di averne un vivaio ma, sai che ti dico, meglio le persone sincere.
    Parafrasandone una celebre: ” preferisco essere odiato per ciò che sono piuttosto che amato per ciò che non sono…” ; aggiungendo che non punto a farmi odiare anche se, di sicuro a qualcuno, merito della mia franchezza, starò pesantemente sui maroni. Tu invece mi sembri l’essenza della franchezza, ti ammiro e adoro leggerti. Che te abbia iniziato a scopo “terapeutico” è un bene, non smettere. Ma tornando “a bomba” al titolo del tuo post (si può chiamare post?!) a malincuore hai ragione quando dici che è più importante apparire che essere, ma la cosa, no nmi dispiace quando questo genere di fauna, si accoppia coi propri simili. Trovo invece stramaledettamente ingiusto quando riescono a ipnotizzare tracinandole/i nel proprio mondo persone che sarebbe più giusto stessero con persone di egual valore…
    …volevo dire la mia.

    “il graffiato”

  2. Credo che Jung la chiamasse sindrome del cazzo piccolo per differenziarla dalla più nota “invidia del pene” di mastro Freud…
    Fa scattare strani meccanismi di compensazione dei quali prendi nota in dialoghi tipo:
    A: “Sai a me piace andare a vela…”
    Cazzo Piccolo: “Anche a me, per questo io ho comprato un Benetau 57”

    A: “Certo che, ogni tanto, fanculo ai divieti e un bel piede a tavoletta sull’acceleratore…”
    Cazzo Piccolo: “A me lo dici, è uno dei motivi per cui ho comprato una Maserati…”

    Di questo passo, a ritroso, ti ritrovi a colloquiare con gli inventori della ruota o con quelli che hanno suggerito a Prometeo di regalare il fuoco agli umani…

      • Postilla delle 19:05 dopo una riunione con un cazzo piccolo.
        [Immagina la voce fuori campo di Alberto Angela in scarponcino tecnico e mezzocalzino di spugna]

        Il cazzo piccolo, messo alle strette e sgamato nelle sue reali e miserrime dimensioni, tende a sudare, balbettare e a liberarsi del fardello della meschinità che correda la figurella che ha appena fatto passando dall’ “io, io, io” ad un imprecisato, asettico e liberatorio “noi e/o loro”…

        Su una cosa resta imbattibile: scaricata la colpa torna ad auto compiacersi e, guadagnata l’omertosa e confortevole soglia di casa, se infila sereno nel suo fodero verso un mondo senza sogni.

        Tant’è.

        Leggerti è cosa piacevole.

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