Inutile sincerità, ovvero ode alla sensibilità

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In questi ultimi giorni mi sono resa conto che alcune persone non possiedono o non spolverano da un po’ i filtri che bloccano alcuni neuroni cerebrolesi prima che raggiungano le corde vocali.

Qual è la necessità di dirmi alle 08.40 am “ciao, le tue scarpe di Zara sono orrende”?
Cioè, sarò libera di spendere massimo 90 euro per due plasticoni da mettere ai piedi?

Cosa ti spinge a dire dopo un mese che ci conosciamo “Sei ossessivo compulsiva sul web”?
Cioè, è la verità. Ma tu cosa pensi di ottenere se non uno “sticazzi”?

Qual è la premura di sottolineare che nonsaicucinare, haiicapellicrespi, lamiaexavevaduetetteesagerate?

La sincerità non è dire ciò che passa per la testa.
La sincerità è essere rispettosi verso se stessi e le persone che amiamo.

Ma se invece di dirti che hai delle occhiaie da spavento ti faccio una carezza, non è più bello?

Forse dovresti dirmi che ieri sera eri nel letto di un’altra invece di dirmi che sei stato tu a rompere due bicchieri a casa mia l’altra sera.

Forse dovresti comunicarmi che non hai nessuna intenzione di tornare a vivere a Milano con me invece di dirmi che stasera esci con 3 amici e 4 amiche perché sai “sono sincero”.

La sincerità è necessaria per creare fiducia e rispetto.
Per tutto il resto bisogna fare i conti con la sensibilità, con i modi, con le perifrasi e le circonlocuzioni.

Forse a volte le verità non dette sono più sane della sincerità a tutti i costi.
Per quieto vivere, per armonia.

E anche per buon gusto.

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